Annastella Berté

LA MIA MAMMA
Avevo già accennato a lei indirettamente, qualche settimana fa.
Erano gli anni, 1965 /66, immaginate una donna che all’epoca insegnava a Pozzano, una piccola frazione in collina di Castellammare di Stabia in pratica dal settembre 1961 a settembre 1964 aveva avuto tre figli, senza smettere di lavorare.
La mattina, si alzava, ci impacchettava e ancora dormendo, ci portava dalla nonna paterna, quando tornava a casa, doveva, cominciare dalla casa, dai figli e… Nel 1965 a un anno dalla nascita di mia sorella, è andata a scuola, si è licenziata ed è tornata a casa a fare la mamma. Mamma apparteneva a quelle persone che non potevano stare senza lavoro e quindi ecco che due anni dopo, giustamente, uno che fa, pensa bene di portare la scuola a casa, creare e aprire una scuola sua, dove lei era la direttrice, ma bisognava trovare la struttura idonea.
Insomma dopo, diverse ricerche, il luogo, era stato trovato, l’accordo fatto con il proprietario, una stupenda casa che molti di voi avranno conosciuto molto bene, come la Corte dei Leoni, a Piazza Europa.
Il mio ricordo legato a quella casa è un po’ particolare, era domenica mattina e tutti e cinque noi tre figli e mamma e papà, ci recammo lì, si dovevano prendere gli ultimi accordi per il fitto. Come in una nebbia lontana, ho davanti agli occhi, l’immagine di questo tizio, abbastanza ” villano e un po’ grossolano” con un sigaro in bocca, che ne diceva di tutti i colori… Erano entrati i ladri e molte cose rubate, ricordo ancora un’armatura a terra. ma, la cosa più strana, il proprietario era cambiato. Insomma la casa non poteva essere più fittata per andare ad abitare e per mettere la scuola. Da adulta, poi venni a sapere, per puro caso, tutta la verità su quella proprietà e cosa era veramente accaduto. Intanto la mia mamma era nuovamente alla ricerca di un posto idoneo per la scuola e come abitazione. Era il 1968, Il mio papà amava portarci a fare passeggiate la domenica e in quanto a zone amava perdersi, ma quella domenica in particolare, voleva portarci sull’Eremo dei Camaldoli, all’epoca c’erano i monaci, non so chi di voi lo ricorda, i quali, nella loro grande semplicità, accoglievano chi andava, preparavano il pranzo domenicale e chi voleva trattenersi lì a mangiare poteva farlo, a un prezzo assolutamente irrisorio.
Fu così che passando per via Michele Pietra Valle, i miei genitori notarono, quella villa bellissima rossa antica, con la torre, con un grande striscione con la scritta fittasi. Fu amore a prima vista, sto parlando del famoso castello, alle spalle del Cardarelli ormai distrutto. All’epoca era bellissimo, non solo aveva un enorme giardino, ma il tutto continuava, là dove ora c’è Expert, con un’enorme distesa di terra su e dietro fino e in fondo. Tra mamma, papà e il proprietario fu amore a prima vista, il marchese Caselli. Quel grande castello, una volta tenuta di campagna della famiglia Caselli era perfetto per la scuola e per l’abitazione. Aveva anche tante entrate e uscite di sicurezza, era in piena zona ospedaliera. Ci si avvicina proprio primo allunaggio sulla Luna e quindi, la scuola fu chiamata proprio Apollo 11. Ci eravamo già trasferiti in quella casa e dopo aver arredato la scuola, ricordo i tavolini colorati per l’asilo a forma di fiore, le lavagne, l’insegna grande Apollo undici, a settembre del 1969 la scuola fu aperta e inaugurata. Una scuola devo dire, un’eccellenza per l’epoca, alle 10,30 era servita la merenda, gli enormi bricchi, di latte, cioccolato e biscotti alle 13,00 il pranzo e poi in giardino, per la ricreazione, prima di rientrare in classe per la parte pomeridiana scolastica. Era scuola Materna ed elementare, privata ma riconosciuta, quindi anche chi insegnava, aveva il punteggio. Si faceva lezione d’inglese, recitazione, il giardino era una ricchezza inestimabile, per tutti gli alunni. Cominciava alle 9, 00 ma gli alunni erano accolti dalle 8,00 o anche prima per chi aveva necessità di andare a lavorare, spesso erano figli di medici o persone che lavoravano in zona, che lasciavano i figli e li riprendevano all’uscita, alle 16,00, o talvolta anche più tardi, in casi eccezionali.
Si respirava un’aria di scuola all’avanguardia. Negli anni, molti cambiamenti furono apportati nell’ambito della zona, il terreno intorno venduto e lottizzato, si deve a mamma se quel grande giardino è rimasto, perché lo difese con i denti, da uno dei costruttori che avrebbe voluto allargarsi oltre l’attuale muro di cinta. Si rese conto che la signora che aveva di fronte, era un “osso duro” e vi rinunciò, costruendo poi nella parte bassa di via Cupa Imparato. Una scuola se così possiamo dire selezionata, ma che accoglieva anche tanti che non potevano, permettersela, spesso portati da papà. Aperta nel 1969 e chiusa per volere di mamma, che fu irremovibile dieci anni dopo. La stanchezza aveva preso il sopravvento, gestire una scuola ormai diventata, tanto grande, con 200 e più alunni, con tutte le nuove normative e dopo un’estate in cui mamma non era stata bene, la sua decisione fu,: “È nata con me finisce con me”. Quel luogo divenne solo la nostra casa, lo studio di papà e luogo d’incontro per eventi di ogni tipo. Avere mamma a casa per un anno e poco più senza lavorare, devo dire, fu abbastanza difficile. Intanto era stato bandito il concorso per assistenti sociali al Cardarelli cui lei partecipò, ricordo perfettamente il giorno in cui svolse lo scritto, era l’11 settembre 1979 era il mio diciottesimo compleanno. La mattina aveva svolto gli scritti, il pomeriggio, con tutta l’organizzazione che ancora aveva della scuola, quelli che erano stati i due autisti della scuola, e le due bidelle, la signora Rosaria e la mitica Fortuna, fu preparato un buffet degno del miglior catering e portato presso una piscina a Varcaturo, dove festeggiai, ottanta persone o più tra amici e parenti. Tutto ciò grazie alla grande capacità imprenditoriale e origizzativa della mia mamma, una festa molto bella, che se fosse stata fatta diversamente, sarebbe costata, veramente una cifra enorme.
A novembre un anno dopo vi fu il terribile terremoto del 1980, la nostra casa o per meglio dire il giardino si trasformò in un luogo di accoglienza di amici e parenti, per la prima settimana dieci giorni, ognuno dormiva nelle macchine. La grande organizzazione della scuola, servì molto in quei giorni, così difficili, oltre ad avere ancora l’abitudine di ordinare confezioni a uso aziendale, quindi fu possibile organizzare, la colazione latte, caffè, biscotti e primi piatti per tutti.
Nel dopo immediato, servì per portare un pò di conforto e rifocillare con qualcosa di caldo, quelle tante persone sfollate e trasportati al Cardarelli e parenti degli ammalati giunti da ogni luogo. Una squadra formata da noi ragazzi, fratelli e nostri amici, era inviata al Cardarelli, con grandi thermos e con tutto quello che era possibile, preparare. Qui un aneddoto, va riportato per forza, la prima sera che fummo spediti in ospedale con grandi thermos di latte, cioccolato e caffè caldo, cominciammo a offrirlo a tutti, ma nessuno, accettava o rispondeva, devo dire che l’intuizione geniale la ebbe mio fratello, che improvvisamente, ad alta voce disse: ” è tutto gratis”. Vi fu un vero fermento, tutti accettarono con piacere, poverini, non avevano capito, che era offerto, a stento avevano i vestiti, con cui si erano salvati dal terremoto, figuriamoci se potevano pagare. A gennaio 1981, mamma prese servizio presso l’Ospedale Cardarelli, emergenza post terremoto. Comincia dal 1981 un nuovo capitolo del lavoro narrato, non meno importante e incisivo per la mia mamma e per tanti altri che hanno beneficiato delle sue battaglie, ma questo è un altro capitolo del lavoro, della mia cara mamma, che non vedo da più di un mese, una donna bella ed energica alla sua età.

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